I siti AI slop crescono 5 volte, il boom è nell’advertising
I siti AI slop crescono oltre 5 volte, le ad request arrivano a 834 milioni. Il boom è reale; il legame con le citazioni AI resta da misurare
Cinque volte più siti in un anno, traffico quadruplicato e 834 milioni di richieste pubblicitarie in un solo mese. L’AI slop, cioè siti riempiti con contenuti generati con AI di bassa qualità e minima supervisione umana, sta occupando una quota sempre più grande dell’inventario pubblicitario del web: nel secondo trimestre 2026 DoubleVerify ha rilevato oltre cinque volte più domini rispetto al Q2 2025 e circa quattro volte il traffico. Le ad request associate a queste pagine sono passate da 184 milioni a gennaio a 834 milioni a settembre, superando i 3,2 miliardi nei primi nove mesi dell’anno.
Una ad request registra la chiamata con cui una pagina chiede un annuncio a un server o a un exchange: non dice se quell’annuncio sia stato mostrato, visto o pagato, ma quantifica le occasioni create per monetizzare la pagina. DoubleVerify ha già documentato quanto possa costare poco produrne su scala. AutoBait, una rete di oltre 200 domini scoperta dal suo Fraud Lab, generava automaticamente articoli e immagini AI; una pagina poteva costare meno di 2,25 dollari da produrre e moltiplicare le opportunità pubblicitarie con decine di slide, banner ripetuti e refresh frequenti.
Axios lega questo boom anche alla GEO e alla competizione per entrare nelle raccomandazioni dei chatbot. I dati DoubleVerify coprono un piano diverso: contano domini, traffico e ad request, senza rilevare quante di quelle pagine vengano recuperate, citate o raccomandate da ChatGPT, Gemini, Perplexity o AI Overview. Una content farm può crescere, attirare pubblicità e restare marginale nelle risposte generative: la visibilità AI non è tra le metriche misurate.
Che i motori generativi possano essere manipolati emerge da evidenze separate. Morrowen, un brand di deodoranti inventato da Deana Burke con un dominio da 11,25 dollari, tre pagine e un articolo quasi interamente generato con AI, è comparso dopo tre settimane nelle raccomandazioni di ChatGPT con browsing attivo per domande molto specifiche sulla pelle sensibile. Claude e Gemini non lo hanno mai proposto e il brand non è emerso nelle richieste più ampie: l’esperimento dimostra una vulnerabilità reale, ma circoscritta.
La black hat GEO agisce su quel passaggio, tentando di falsificare i segnali che rendono una fonte recuperabile, pertinente e riusabile nella risposta. Una rete di pagine economiche e ripetitive può aumentare la superficie disponibile per crawling e retrieval; il risultato GEO si vede più avanti, quando quelle pagine entrano davvero nel set di fonti, ricorrono su determinate domande e acquistano peso nella risposta. Il dataset di DoubleVerify si ferma prima.
Nel mercato pubblicitario l’effetto è già concreto. Il 43% dei consumatori dichiara una percezione peggiore del brand quando un annuncio compare accanto a contenuti AI di bassa qualità, mentre le reti individuate da DoubleVerify mostrano che produrre quelle pagine può costare pochissimo e generare una quantità enorme di spazi vendibili. Il boom dell’AI slop dimostra che l’economia delle content farm generative funziona abbastanza da attirare miliardi di richieste pubblicitarie; per trasformarlo in un dato sulla GEO serve ancora la misura decisiva, quella sulle citazioni e sulle raccomandazioni dei motori AI.
Fonti: Axios, DoubleVerify, Inc.