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AI e lavoro: scrittura e customer service tra le mansioni a rischio

Scrittura e customer service tra le attività più colpite dall’AI. I giovani lavoratori sono i più esposti, mentre i senior resistono meglio.

Più che interi mestieri, è il contenuto delle mansioni a essere messo in discussione dall’intelligenza artificiale. È quanto emerge da una ricerca di Microsoft Research, che ha analizzato oltre 200.000 interazioni con Copilot confrontandole con il database O*NET del Dipartimento del Lavoro USA, la principale mappatura delle competenze professionali.

Secondo i ricercatori, le attività più vulnerabili sono quelle che ruotano attorno al linguaggio: scrittura, traduzione, revisione testi, assistenza clienti e comunicazione con i consumatori. Compiti e processi ripetitivi che un modello generativo può replicare in tempi rapidi e a costi molto inferiori. Restano invece meno esposti i lavori basati su competenze tacite, esperienza sul campo, relazioni interpersonali e capacità di giudizio.

Il quadro trova conferma nei dati del MIT Project NANDA, coordinato dall’economista Erik Brynjolfsson: negli ultimi tre anni, tra i giovani lavoratori di 22–25 anni impiegati in customer service e sviluppo software, l’occupazione è calata del 13%. Un segnale che la pressione maggiore riguarda l’ingresso delle nuove generazioni, più che il rischio di licenziamenti di massa per i lavoratori senior.

Un altro elemento chiave riguarda l’efficacia degli investimenti aziendali. Lo stesso MIT rileva che solo il 5% dei progetti AI pilota ha portato a ritorni economici concreti: la maggior parte resta a livello sperimentale, senza impatto misurabile su produttività e ricavi. Questo ridimensiona l’idea di un’adozione immediata e di massa, e spiega perché in molti casi l’impatto più forte si veda non nei licenziamenti, ma nelle opportunità mancate di ingresso per le nuove generazioni.

Per imprese e lavoratori la sfida è duplice: da un lato, le aziende devono comprendere come trasformare l’AI da test di laboratorio a strumento operativo; dall’altro, i professionisti – soprattutto quelli all’inizio della carriera – devono rafforzare skill che l’AI non replica facilmente, come gestione complessa delle relazioni, problem solving creativo e conoscenza settoriale.

FONTE: Agenda Digitale

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