Solo il 5% dei progetti AI aziendali porta ritorni concreti
Solo il 5% dei progetti AI aziendali genera ritorni misurabili. Impatto concreto in pochi settori, dagli altri solo miglioramenti marginali
Miliardi di dollari spesi in intelligenza artificiale, ma ritorni economici ancora minimi. Nonostante l’entusiasmo e gli investimenti è questo il dato più sorprendente che emerge dal MIT Project NANDA – State of AI in Business 2025, secondo cui solo il 5% dei progetti aziendali basati su AI ha avuto impatti misurabili su produttività e ricavi.
La maggior parte delle iniziative si ferma infatti allo stadio di test o sperimentazione, senza mai trasformarsi in strumenti operativi. Le difficoltà non dipendono tanto dalla tecnologia, quanto dall’organizzazione: mancano competenze interne per sfruttare le potenzialità dei sistemi, i processi aziendali non sono pronti per integrare modelli AI generativi e resistenze culturali al cambiamento rallentano il passaggio dall’idea alla pratica. In molti casi, le aziende hanno sperimentato soluzioni generative senza riuscire a trasformarle in valore reale per il business.
Il paradosso è che l’uso dell’AI cresce comunque. Secondo lo studio, il 90% dei lavoratori utilizza chatbot come ChatGPT o Claude in modo informale, spesso con account personali, mentre solo il 40% delle aziende ha attivato licenze ufficiali. L’adozione “dal basso” è quindi più veloce rispetto alle strategie corporate, segno che i benefici potenziali non vengono ancora incanalati in processi strutturati – e che l’AI sta già cambiando i flussi di lavoro quotidiani, ma in maniera spesso invisibile al management e fuori da schemi di governance strutturata.
Sul fronte macroeconomico, l’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che raccoglie 38 Paesi membri) conferma che l’impatto dell’AI è ancora limitato a pochi settori: i miglioramenti più visibili si registrano in tecnologia, media e marketing, dove l’automazione accelera la produzione e la distribuzione dei contenuti. Negli altri comparti, invece, l’effetto si traduce in piccoli incrementi di efficienza, non in rivoluzioni strutturali.
Il quadro che emerge è di una trasformazione in corso, ma più lenta del previsto. L’intelligenza artificiale promette di cambiare radicalmente l’economia, ma al 2025 l’impatto è ancora in gran parte potenziale e trasformarla in valore economico resta difficile. Per le imprese significa che non basta lanciare progetti pilota o acquistare licenze: servono formazione, governance e una ridefinizione dei processi perché l’AI diventi davvero un fattore di crescita e non solo una voce di spesa.
Fonte: MIT