Google ha avviato un test con un gruppo ristretto di siti per pagare i contenuti che contribuiscono alla costruzione delle risposte di Gemini, AI Overviews e AI Mode. Almeno alcune decine di editori sono stati contattati direttamente per partecipare e, dopo l’adesione, in Search Console compare una nuova sezione con il compenso maturato ogni mese e lo storico dei pagamenti.
Il programma si chiama AI contribution pilot e il nome era già comparso nella documentazione di Search Console ad aprile, senza indicazioni su cosa misurasse. Ora emerge la componente economica: Google ha confermato a Digiday che sta sperimentando un sistema per remunerare i contenuti che aiutano a mantenere aggiornate e accurate le risposte generate.
Il pagamento non scatta ogni volta che una pagina viene citata, che deve aver contribuito in modo significativo alla costruzione della risposta. Un contenuto usato successivamente per confermare un’informazione o semplicemente inserito tra i link non rientra nello stesso meccanismo.
Search Console mostra però soltanto il totale maturato: non indica quali pagine abbiano generato il compenso, quante risposte abbiano alimentato o quale valore sia stato attribuito a ciascun contributo. Non ci sono nemmeno tariffe pubbliche o valori medi, e le prime cifre raccontate da alcuni partecipanti risultano ancora contenute rispetto ai ricavi pubblicitari.
Finora una pagina poteva fornire informazioni a una risposta generata da Google e ottenere un ritorno economico solo attraverso l’eventuale visita successiva. In questo test compare un secondo passaggio: il contenuto può ricevere un compenso per il contributo dato direttamente alla risposta, anche quando l’utente resta dentro l’esperienza AI.
È un esperimento che parte dallo stesso problema ma segue una strada diversa da quanto fatto da Cloudflare, che prova a far pagare l’AI quando usa i contenuti. Con Cloudflare chi pubblica può stabilire condizioni di accesso e sperimentare forme di pagamento legate all’utilizzo. Nell’AI contribution pilot è invece Mountain View a contattare i siti, valutare quanto un contenuto abbia contribuito alla risposta e calcolare il compenso.
Già a giugno Google aveva già annunciato nuove collaborazioni con siti i cui contenuti servono a rendere più aggiornate e accurate le risposte generative, senza parlare pubblicamente di pagamenti. Tre mesi dopo, quella collaborazione ha anche un valore in denaro dentro Search Console. Quanto valga una pagina per una risposta AI, però, resta per ora un calcolo visibile soltanto a Google.