16/04/2026
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Google ci ripensa: Looker Studio torna Data Studio

Diamo il benvenuto a Data Studio. Non è un errore e non è il 2022: Google ha deciso di archiviare il nome Looker Studio e, di fatto, il rebranding di quattro anni fa per riportare in vita il vecchio nome della sua piattaforma di data visualization e reporting.

Il prodotto resta quello usato per collegare sorgenti diverse, trasformare i dati in grafici e tabelle, costruire dashboard interattive e condividere report veloci. Ma da ora si chiama (di nuovo!) Data Studio, con un collegamento diretto nei servizi core di Google Workspace – raccoglierà report, applicazioni costruite sui dati e altri asset integrati nel Data Cloud.

Lo spostamento garantisce agli amministratori di sistema una gestione centralizzata delle licenze e dei permessi, parificando lo strumento a documenti, fogli e presentazioni in termini di sicurezza e conformità dei dati aziendali. Il marchio Looker continuerà invece a indicare il livello enterprise della business intelligence, quello basato su modello semantico, governance e controllo centralizzato del dato.

La transizione sarà graduale e richiederà diverse settimane prima che tutte le interfacce e le documentazioni API riflettano il nuovo assetto nominale.

La storia di Data Studio e Looker Studio

Data Studio viene lanciato nel 2016 come soluzione gratuita per trasformare i dati di Analytics e Search Console in report visivi. La piattaforma è rimasta per anni il riferimento più immediato per chi voleva creare dashboard e report condivisibili senza entrare in una BI enterprise piena.

Nel 2022, però, Google decide di inglobare il prodotto all’interno dell’offerta Looker, acquisita poco tempo prima per 2,6 miliardi di dollari. L’operazione puntava a creare un’unica Business Intelligence di classe enterprise, ma ha generato una frammentazione eccessiva tra le funzioni pro e quelle self-service.

Perché Google ha scelto di tornare al vecchio nome

La decisione odierna segna sostanzialmente il fallimento della strategia di unificazione di quattro anni fa e risponde alla necessità di abbassare la soglia di accesso alla reportistica avanzata. Spostando lo strumento all’interno di Workspace, Google semplifica la collaborazione in tempo reale e risolve i conflitti di accesso che spesso rallentavano la condivisione dei cruscotti tra team differenti.

Inoltre, si allarga anche il perimetro di Data Studio: oltre ai report classici, nello stesso ambiente dovrebbero convivere anche agenti conversazionali di BigQuery e applicazioni costruite in Colab. Adesso la separazione torna più netta. Da una parte c’è la piattaforma Looker, usata per operazioni di modellazione semantica più onerose e nei contesti più strutturati, dove entrano in gioco sicurezza, conformità, gestione centralizzata e semantica condivisa dei dati.

Dall’altra Data Studio, pensato per dashboard, analisi ad hoc e visualizzazione rapida dentro l’ecosistema Google, da BigQuery a Sheets e Ads. Nello stesso annuncio Google introduce anche due versioni, Data Studio e Data Studio Pro: la prima resta gratuita e orientata all’analisi individuale, la seconda si sposta verso team e organizzazioni che cercano più controllo, funzioni AI e integrazione profonda con Google Cloud.

In SEOZoom abbiamo deciso di modificare la denominazione Looker Studio all’interno dell’interfaccia, mantenendo la dizione (ex Looker Studio) almeno per l’intera durata della fase di transizione di Google. Questo non dovrebbe generare confusione tecnica, poiché le chiavi API e i connettori attuali rispondono ancora alla nomenclatura precedente. Puoi quindi continuare a portare i dati della piattaforma dentro Looker Studio, con filtri, grafici e KPI scelti in base a ciò che serve davvero leggere.

Fonte: Google Cloud Blog

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