25/11/2025
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L’AI sfida Google ma conquista solo il 3% del tempo

Il 60% degli adulti statunitensi utilizza motori generativi per cercare informazioni, ma il dominio di Google sulla discovery resta tecnicamente intatto.

Gli ultimi dati eMarketer fotografano un paradosso nel mercato della ricerca e quantificano il divario: le piattaforme di Generative AI (come ChatGPT, Perplexity e Claude) occupano appena il 3,3% del tempo totale che gli utenti trascorrono a cercare online, contro il 96,7% saldamente in mano alla ricerca tradizionale.

La frequenza d’uso conferma la dipendenza dal motore classico: le persone utilizzano Google con una probabilità 2,5 volte superiore su base mensile rispetto agli strumenti AI. Anche se la minaccia esterna è contenuta, la trasformazione interna è già avvenuta: il 57% dei risultati di ricerca di Google include oggi una AI Overview, rendendo la distinzione tra le due tecnologie sempre più sfumata – e facendo della SERP un ambiente ibrido dove la visibilità organica classica e quella generativa si fondono. Questo significa anche che la quota di mercato del 96% non garantisce più i clic organici del passato: il traffico viene “tassato” alla fonte dalle risposte dirette dell’AI integrate nella SERP.

Il trend indica che entro il 2027 la differenza tra “cercare” e “chiedere all’AI” svanirà.

Si conferma ciò che diciamo spesso: non si può abbandonare la SEO (anche perché controlla ancora la quasi totalità del traffico), ma adattare i contenuti alla GEO e iniziare a misurare la visibilità sui motori AI ora che la competizione è bassa, preparandosi a un futuro in cui ricerca AI, AI Overview o AI Mode e ricerca tradizionale saranno la stessa cosa.

Fonte: eMarketer

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